STORICIZZAZIONE DELLA GEOARTE

Silvia Petronici . Dal basso verso l’alto.

Dott.ssa in Filosofia, Critico Indipendente. Prato, Palazzo Datini, Aprile 2005

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Il metallo è la coscienza morale, l’urgenza della denuncia e del rammarico, la critica politica della modernità.

Il legno è lo spirito della Terra e l’ascolto. La Terra arcaica, la Terra madre parla in un linguaggio di forme totemiche, profondamente simbolico.

Fiori e frutti dal segno a tratti raffinatamente romantico a tratti criptico e primitivo parlano dal basso verso l’alto, dall’uomo al divino sopra di lui.

La Terra non è solo matrice archetipica di queste preghiere di legno, ma è anche, come spesso sottolineato nei titoli, luogo materiale, luogo di esistenza nel tempo. E qui è ancora discorso significante con tutta La sua urgenza e il suo colore sociale e politico.

Dal ventre ricolmo di mondi e dai seni rigonfi delle “donne” presenti nell’opera passano anche le “metamorfosi” ideali dell’uomo artista, le sue aspirazioni politiche al cambiamento.

Ciò che visibilmente cambia, nel corso della poetica qui reperibile dalle opere mostratemi, è la forma del mondo dell’artista, del mondo che osserva, che pensa, che prova ad interpretare.
Il mondo ora leggibile in estreme stilizzazioni concettuali (di Natura- Artificiale- o di fatiche sulla Terra, Minacce Globali e l’alienato) ora colmo di patos materico e di intenzione narrativa, meno astratto e più umano (come in bambino-lavoratore, Donna in carriera, Figli di Carbonai, Spazio naturale e Vita) ora, ancora fortemente simbolico e primitivo quanto profondamente spirituale (Realtà).

Corre lungo tutto l’arco dell’opera una forte tensione politica che sembra (almeno a mio parere) trovare un attimo di pace sotto il sole infuocato ma creatore del suo sud.

Il sud del legame ancestrale della Terra, del lavoro, ma anche della creazione, del grano e del pane, il sud della spiritualità, del guerriero e della resistenza, del serpente e della sessualità, il sud della compassione e della fratellanza. Il sud da cui far gridare la giustizia, il ritorno all’equilibrio.

Non c’è però mai vera pace lungo il viaggio di queste opere, ma spesso oltre alla denuncia, c’è anche la la speranza o forse soprattutto anelito.
C’è qualcosa che ci stacca dalla fatica della materia e rimbalza elettricamente nello spazio dell’oltre.
Correnti ideali trovano un paesaggio veloce nei fili di rame guizzanti dalla testa di questi totem e raggiungono le stelle.

Dal basso verso l’alto è il movimento che si ripete e che segna il ritmo all’incedere dell’opera, dalla terra al cielo, dal passato al futuro, sostenendo solo brevemente nel presente dei molti poveri cristi ritratti con amore.

Mani sul pianeta, 2005