STORICIZZAZIONE DELLA GEOARTE

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Radici di ogni cielo. Sacralità Cosmiche. Carmine Aurilio

Preside e Giornalista. Castello di S. Margherita Ligure(GE), 2005.

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Fare filologia con la parola “radici” e giocare con le radici lignee è un filosofare sulla vita intellettuale di un popolo, di tutti i popoli, che hanno, seppur diverse, le stesse religiosità, identiche paure, simili aspirazioni. E vivono sotto lo stesso cielo, calpestano lo stesso pianeta, temono lo stesso ignoto.
Il Cielo come unico padre, creatore e riferimento di ogni vita. Entità fisica e metafisica.
Con il mutare delle stagioni, entità fisica, determina i cicli della vita dei vegetali, con i cambiamenti meteorologici, fissa la metamorfosi degli stessi, e con le fasi lunari ne influenza crescita ed umori.
Genesi e palingenesi del cosmo derivano da lui, entità metafisica. A lui si rivolgono gli oracoli per trarre auspici. Era lui che veniva supplicato per l’abbondanza delle messi. E’ lui che determina ogni forma di vita e concede finalità alle radici, umane e vegetali.
E’ lui che crea, così, una sacralità cosmica che permea ogni cultura e si incunea in ogni anima.    Sacralità che comporta lo sviluppo concettuale utile per esplorare la grande esplosione che è l’universo. Sacralità che permette di differenziare il significato del vivere da quello dell’esistere.
Questo il senso dell’arte rappresentata da Gennaro Di Giovannantonio, “Formica” in coerente omaggio alla sua etnia e cultura, con installazione della rassegna scultorea “Radici di ogni Cielo”.
Un senso caro, a livello letterario, a Paolo Volponi, che scriveva nel lontano 1965, in: “La  macchina mondiale, “per vivere basterebbe soltanto mangiare e riprodursi, invece per esistere occorre ogni giorno ricostruirsi, cioè obbedire ad una legge superiore che governa l’universo incantato nei corpi di materia organica”.
Formica sente l’arte come capacità di evocare, con la materia, le radici appunto, l’immagine interiore che ognuno ha in sé, dando nome e valore a tutto ciò che passa in anonimato e che ha nome solo nel mistero della vita.
Con la propria terra, con la terra in genere, ha un legame intensissimo e da lei trae      ispirazione e i materiali per le sue opere. Intimamente legato al mondo rurale ne coglie segni e significati arcani, e contestualmente invita a modificare quelli radicati nell’immaginario individuale e collettivo.
Le sue sculture, pur se con una figurazione astratta, a caratterizzare uno stato psicologico, una dimensione spirituale. Si avverte alla lettura la suggestione del recupero di un mondo arcaico e primitivo dal forte contenuto allusivo in termini di simbolo e di metafora.
L’armonia estetica, il riferimento emblematico, la citazione, il recupero in chiave simbolica della realtà esteriore e naturalistica o interiore e psicologica, gli permettono di conseguire un equilibrio di creatività e di stile con il quale scandire geometria, e figurazione in ogni sua opera.
Le forme che realizza, libere composizioni, paiono richiamare alla memoria metafore di un passato riflesso in un presente carico di tensioni e di contraddizioni. Il risultato materico della superficie rugosa e imperfetta conferisce all’opera un che di rurale. Lo studio e il lavoro di Formica, infine, anche sul versante della sperimentazione dei materiali, appaiono interessati e riflessi di una notevole carica inventiva con la creazione di una figuratività simbolico-fantastico ricca di contenuti metaforici, in chiave intimistica e onirica.

Seme, terracotta, legno e ferro. Castello di Santa Margherita Ligure, 2005