STORICIZZAZIONE DELLA GEOARTE
Franco Riccomini. “E’ la natura che avanza.”
Giornalista e critico d’Arte. “La Nazione”
Firenze, 2005
Un tappeto di foglie, di humus, di borraccina, di radici, semi nascosti dalle quali si diparte un albero di legno che svetta verso l’alto, simbolo della natura che avanza e continua altrove in un percorso disseminato di prodotti della terra, per annunciare nuove opere.
È l’installazione centrale di Gennaro Di Giovannantonio (in arte “Formica” nel Sannio) che espone a Palazzo Datini le sue sculture, che respirano ampiamente l’aria della sua terra, le antiche tradizioni, il tutto frutto di indagini antropologiche che sono nel suo DNA e che si sublimano proprio nel momento in cui si ha l’intervento delle trasformazioni, delle metamorfosi appunto, che poi danno anche il titolo ad alcune sue opere, cariche di struggente ritualità.
Tutta l’opera di Formica non nasce dal caso: è pensata in ogni dettaglio per cui in una grande lumaca che si trascina lentamente si avverte lo squilibrio che esiste tra questo procedere con il ritmo convulso della società moderna; mentre altrove un guerriero dall’aria supponente avverte che l’uomo ha già prevaricato la natura.
Mentre l’uomo humus diventa simbolo diverso con il suo essere ancora legato alla terra che in sostanza lo ha generato.
Tutte queste sculture, sono attraversate da un respiro mitico, ancestrale, legato alle radici della creazione, a quella spiritualità archetipica che non ha bisogno di rivelazioni, ma germina dalla natura dell’uomo che dalla terra nasce e alla terra torna, in un ciclo che sembra ripetersi all’infinito.
In un sottile giuoco – come afferma lui stesso – tra spiritualità ed apparenza, tra l’essere e l’avere. Va da sé, che al di là delle pulsioni interne che le opere comunicano, c’è in Formica una grande capacità manuale che si sublima poi nell’invenzione delle forme.
Il Canto della Terra, Installazione Palazzo Datini, Prato, 2005

