STORICIZZAZIONE DELLA GEOARTE

” Per una nuova estetica. Forica e la Geoarte”. Stanislao Femiano

Prof.re di Filosofia, Critico d’arte: Caserta, 2007

Pencil Pencil

“Formica” è lo pseudonimo artistico del maestro Gennaro Di Giovannantonio. Il nome d’arte assume con calore filiale il toponimo della sua terra d’origine, Formicola, come elemento ideologico di orgogliosa appartenenza ad un territorio tra i più belli ed incontaminati della Campania. In una regione, la nostra, tra le più martoriate d’Europa sul piano umano, materiale ed ambientale, il microcosmo dell’entroterra, ancora legato alle memorie dei Padri e abitato con religioso rispetto, è vissuto dagli animi più nobili con affetto sincero.
E’ un’ideologia forte, quella del legame biologico e sentimentale con la Terra Madre. E’ la terra che ti nutre e ti tiene al mondo. E’ la terra per cui Formica nutre un affetto commovente.
Formica ha elaborato e pratica l’estetica della Geoarte; di un’arte intesa come espressione dei valori più veri e autentici che i territori incontaminati continuano a conservare nei gesti semplici, nei riti, nelle parole sincere.
E’ un’arte che vuole servire il principio della verità e non l’artificio alla moda, vacuo e inconsistente.  Certo, in tempi difficili come i nostri, in cui si sono fatti deboli i legami e le idee, può addirittura meravigliare che un artista assuma proprio il territorio in cui vive come referente primo per la propria arte.
L’arte che si fa dipende dall’uomo che si è. In tempi di nichilismi come i nostri, in tempi di omologazioni globalizzanti, il territorio è testimone autorevole dell’animo dell’artefice e della sua sincerità.
Formica è scultore, pittore, poeta; un artista completo ed eclettico che sa maneggiare con cura e perizia un amplissimo spettro espressivo ed estetico. E’ vero, la provincia italiana, quella più profonda, genera talenti insospettati che aspettano solo di essere scoperti e portati alla ribalta del gran pubblico per farne emergere le opere artistiche spesso impressionanti per originalità ed audacia. Semmai il problema è quello della visibilità della provincia, non della sua capacità di produrre. Semmai il problema è quello della circolazione delle idee e delle occasioni per rappresentarsi all’estero.
La parola poetica di Formica è carica di tensione morale e di pathos per la condizione umana disorientata e lacerata dei nostri tempi di transito dalle società nazionali ai nuovi equilibri del mondo globalizzato.
E’ un’arte impegnata a smascherare la menzogna che ci ottunde il cuore.  E’ un’arte impegnata a servire la verità. E’ un’arte che non vuole più giocare e trastullarsi negli estetismi estenuati alla moda. E’ un’arte che si fa vita. La vita profonda delle cose che palpita nel cuore umano e nei nostri monti.
Le sculture di Formica sono forme che emergono dall’abisso. Sono divinità totemiche che emergono dalle regioni più profonde del cuore umano e dalla natura.
Per Formica, come ricordavano antichi padri, le divinità sono più benigne agli umani quando sono fatte di legno e argilla. Sono gli dei di una umanità semplice e pia, rispettosa del creato e ancora capace di meravigliarsi e di comporre canti poetici semplici e sinceri agli dei e agli eroi. La fede religiosa di Formica vede animisticamente la divinità immanente nella natura, nel vento, nelle sorgenti, nelle vette, nei grandi alberi.
La poetica di Formica è la poetica della natura, della vita, del mistero del creato. All’artefice resta il privilegio di sfiorare il mistero e rivelarlo agli altri mediante opere esemplari, le opere d’arte. Formica intuisce che oltre l’apparenza delle cose palpita una vita profonda nel creato. Come un iniziato ai misteri, raccoglie la vita profonda delle cose e ce ne parla attraverso cifre esse stesse misteriose eppure comprensibili per la forza che imprime alla materia che
plasma con padronanza. La materia cede sotto le sue mani e si lascia plasmare pronta a cedere alla forza demiurgica dei gesti.
E’ per questa ideologia forte che Formica scopre nei tronche dei suoi boschi le forme misteriose delle divinità nascoste della natura.
Formica è un sacerdote, è uno sciamano che comprende il linguaggio dei boschi e delle foglie nel vento e ne scopre le forme nelle sue grandi sculture agili che svettano verso il cielo ed anelano alla leggerezza dell’aria e delle folate di fumo dagli ignei tumuli dei carbonai che si spandono in spire su in alto verso i nembi.
Sono opere che promanano intensa energia. Quasi ad avvicinarti ti sembra che ne possano scoccare scintille e baleni. Il dinamismo che Formica imprime alle sculture è già presente nella materia; all’artefice tocca il raro privilegio di scoprire e liberare la forza che la natura già possiede in abbondanza. Le senti vibrare per plasticismo formale e per la loro stessa interna energia. Sono energie per essere accarezzate, percorse con lo sguardo e assaporate per il delicato profumo del legno. E senti muschio, castagne al fuoco, aroma di mosto.
E’ un’arte sensuale, nel vero senso del termine, da vivere e gustare con tutti i sensi che ci fanno sentire il buon sapore delle cose di un tempo. Formica è uno degli artisti casertani più enigmatici ed interessanti. L’enigma è la cifra del mistero.
E’ un’arte esoterica, la sua; un’arte che raccoglie e sintetizza tutte le suggestioni memoriali ed estetiche del territorio.
La categoria di Geoarte, elaborata da Formica per definire le proprie coordinate culturali ed artistiche, sintetizza lo stretto rapporto tra artefice ed il proprio territorio.
E’ una concezione originale che riconosce non solo all’artista la capacità demiurgica, ma addirittura al territorio, in un dialogo fitto con la memoria, la cultura e l’antropologia del lavoro, degli usi, delle credenze e delle visioni religiose. Il territorio è assunto come garante della sincerità e della autenticità del sentimento artistico ed è avvertito come riferimento forte di spaesamento per l’indebolimento dei legami prodotto dalla globalizzazione.
Le opere esemplari sono quelle che continuano a porre domande. Sono codici che comunicano idee, impressioni e sensazioni con l’enigma della rappresentazione simbolica. E il simbolo è cifra stilistica delle religioni e della rappresentazione magica del mondo e del sovramondo.
Per Formica, l’arte è un linguaggio che rappresenta e interpreta i tre mondi differenti e pur vicini in cui si differenzia l’Essere: mondo fisico della materia; sovramondo metafisico di Dio, dei Valori e degli Ideali; mondo umano di interpretazioni, fantasia e sentimento. L’artista interpreta i tre mondi. L’interprete è colui che svela i significati nascosti. Interpretes, dal latino inter-pretium, è il mediatore che inter, mediando tra chi vende e chi compra, determina il pretium, il prezzo e il valore di una merce.
L’artista è colui che si pone come mediatore tra i tre mondi e gli uomini, per rivelare le cose nascoste e mettere ordine nel disordine del mondo. La creazione artistica è espressione della capacità umana di svelare i segreti dei tre mondi in cui si manifesta l’Essere.
Nel xx secolo alcuni grandi artisti, sia laici che redenti (Matisse, Rouault, Manassier, Bazin), hanno posto il problema di un’arte che fosse realmente in grado di esprimere la spiritualità nelle cose, arrivando spesso a soluzioni di grande valore artistico.
Ma già nel 1910 Kandinsky, nel suo testo “Uber der Geistige in der Kunst”, parla della forza profetica dell’arte e dell’astrazione come ricerca di interiorità. Cominciò allora a farsi avanti l’idea che l’arte, quando si emancipa dalla materialità e slitta oltre la dimensione fisica, accede ai territori del trascendente. L’arte per Formica non è compiacimento esteriore. E’ vero travaglio. E’ la ricerca di una traccia di luce nel buio della condizione umana.
Se la coscienza umana decide di rappresentare la sofferenza, quale puo’ essere il senso della parola letteraria e dell’arte? Il grido disperato e soffocato, oppure la parola poetica e la rappresentazione artistica? Davanti a queste domande si pone Formica quando la pulsione artistica lo spinge a creare. Davanti alle grandi tragedie della storia, le arti possono rappresentare la sofferenza umana e il Silenzio di Dio? Quali dipinti o sculture possono creare gli artisti che si ispirano alla guerra e agli orrori della sofferenza umana?  La parola letteraria e la rappresentazione artistica, possono praticare solo due strade possibili: il silenzio dolente e muto oppure l’espressione che dia voce all’indignazione che al sentimento di dolore e pietà. Parole umane e rappresentazioni pittoriche non sono in grado di esprimere compiutamente la indicibilità della sofferenza umana. Eppure, chi raccoglierà il grido di dolore dei bambini mutilati, dei padri torturati, delle madri stuprate e uccise?
I mezzi di comunicazione di massa con le loro immagini, che sembrano uscite dal film di guerra, banalizzano la sofferenza, al punto che si Assiste agli orrori della guerra dalla comoda poltrona di casa o mentre si pranza. I mezzi di informazione, con la loro azione martellante, hanno prodotto l’assuefazione dello spettatore alle scene di crudeltà.
La letteratura e l’arte hanno la capacità di rappresentare la condizione umana in tempi di guerre e di lotte; gli scrittori e gli artisti hanno la sensibilità per rappresentare il dramma affinché lo spettatore provi i sentimenti di pietà e di dolore e rifletta sul senso del messaggio e sulle possibili vie per contribuire a migliorare il mondo?  Con quale linguaggio e con quali forme la letteratura e l’arte rappresentano e interpretano il dramma e la speranza? Quali parole e quali immagini possono rappresentare il dolore dell’uomo?
Elie Weisel, scrittore che ha vissuto la deportazione ad Auschwitz, in La notte, IV capitolo, descrive l’impiccagione di un ragazzino. Alla domanda:”Dov’è, dunque, Dio”, che si leva tra i deportati, il narratore risponde: “Dov’è? Eccolo: è appeso lì a quella forca”.
In altri termini, con le forme classiche si può rappresentare un mondo dilaniato dal dolore?                               I mezzi tradizionali in poesia e in arte figurativa, con immagini cesellate con cura classica, possono esprimere l’angoscia, la morte, la mancanza di speranza dell’uomo travolto dalla irrazionalità della guerra? A questa domanda, la risposta più impressionante per la sua carica di dolore sconvolgente, ha fornito Munch nelle celebri opere come Ansietà e Urlo.
Giuseppe Ungaretti ha espresso al grado eminente delle possibilità della parola poetica, la condizione limitata del linguaggio dinanzi alla guerra orrenda e ingiustificata.
E la parola poetica è parola tremante nella notte.  In Veglia, dalla raccolta poetica Porto sepolto, del 1916, leggiamo: “Un’intera nottata buttato vicino a un compagno massacrato, con la bocca di degnata volta al plenilunio, con la congestione delle sue mani penetrata nel mio silenzio, ho scritto lettere piene d’amore. Non sono mai stato tanto attaccato alla vita”.  Il dolore del poeta davanti alla sofferenza incomprensibile e al silenzio di Dio, si fa delirio; in Solitudine: “Ma le mie urla feriscono come fulmini la campana fioca del cielo.
Quando nella storia, la vita umana è deliberatamente calpestata fino allo sterminio sistematico, allora anche il linguaggio poetico e figurativo devono ammettere l’incapacità dell’espressione piena, sapendo di poter esprimere soltanto vaghe cognizioni del dramma.                                                                                        
Allora dobbiamo ammettere che le sofferenze immani hanno decretato la morte dell’arte letteraria e figurativa?
Dopo le urla disperate di Auschwitz e il silenzio di Hiroscima e Nagasaki, fare letteratura e arte ha ancora un senso? Se la letteratura e l’arte sono incapaci di rappresentare con parole e con forma la irrazionalità della storia, allora ai poeti, agli scrittori, agli artisti non resta che rifugiarsi nell’estetismo dell’arte per l’arte?
Se la coscienza umana davanti al mistero della sofferenza atroce esorta al silenzio, alla parola poetica e alle arti figurative non resta che giocare? Oppure possono pensare ancora di contribuire a smascherare i crimini e a indicare la via per rimettere ordine nel mondo?
Formica ritiene possibile continuare a fare arte con alto intento morale.
L’opera “Vita negata” (attualmente nei musei Vaticani) è esemplare della sua seria concezione dell’arte. Una forma vagamente umana, che ricorda gli abbozzi di un embrione, è percorsa da una profonda lesione ed è lacerata da escrescenze livide. Il simbolismo è forte e si avverte con evidenza. E’ opera apertamente anticlassica ed espressionista, segnata a fuoco dal carattere del soggetto. E’ un’opera in cui è totale l’accordo tra contenuto trattato e la forma adoperata per esprimerlo. Oltre il dolore, resta un lume di Speranza, a riscattare la paura?

Maternità e Fertilità, Antro della Grotta di San Michela, Liberi (CE), 2010.

Il “Roma” 6 Gennaio 2026

Rassegna stampa

di Giornalisti, Critici e Artisti

Riccardo Dalisi- Il futuro del passato

Giugno 12, 2026/da wp_1513369

Gennaro Di Giovannantonio

Maggio 29, 2026/da wp_1513369

Riccardo Dalisi

Maggio 4, 2026/da wp_1513369

Paese news – Cicli Alterati

Luglio 6, 2015/da wp_1513369

Rosario Pinto – LA GEOARTE VIVE L’AMBIENTE

Febbraio 9, 2015/da wp_1513369

Rosario Pinto – Nel segno dell‘arte l’umiltà d’approccio alla natura

Febbraio 7, 2013/da wp_1513369

Rosario Pinto – “Fra tradizione e Innovazione” Artisti italiani da non dimenticare.

Giugno 5, 2011/da wp_1513369

Silvia Petronici Gavagai – HUMUS, la sostanza dello spazio. La Geoarte di Formica (Gennaro Di Giovannantonio)

Ottobre 1, 2010/da wp_1513369

Silvia Petronici Gavagai – Humus. La Sostanza dello Spazio

Ottobre 1, 2010/da wp_1513369

Rosario Pinto – Le frontiere della Geoarte con Gennaro Di Giovannantonio

Agosto 12, 2010/da wp_1513369

Silveria Conte – La Geoarte Terra ed estetica- Di Giovannantonio-Formica, architetto mancato e autodidatta tra blocchi scultorei in legno e oggetti in terracotta

Febbraio 17, 2010/da wp_1513369

Enza Conti – “Formica, la Geoarte e le Forme della Vita”.

Gennaio 1, 2010/da wp_1513369

Savino Marseglia – Opera Prima – Sala Bramante

Gennaio 19, 2008/da wp_1513369

Anna Giuffrida – L’Arte della terra, un ritorno alla natura per dissodare l’omologazione: “Geoarte”

Dicembre 26, 2007/da wp_1513369

Arte contemporanea – Dal primo Dicembre “Cromie e plasticismi”

Novembre 22, 2007/da wp_1513369

Riccardo Dalisi – “Una formica gigante a Formicola”. Testo critico

Luglio 10, 2007/da wp_1513369

Pierfrancesco Listri – “Un Maestro del Sud”

Giugno 10, 2007/da wp_1513369

Art point Black – Inaugurazione Morfologie Dinamiche

Settembre 2, 2006/da wp_1513369

Abbigliamento e…Arte

Agosto 25, 2005/da wp_1513369

Savino Marseglia, Carmine Aurelio, Franco Riccomini, Silvia Petronici, Lorella Paola Betti – Dizionario Enciclopedico d’arte moderna e contemporanea 2005/2006

Agosto 10, 2005/da wp_1513369

Carmine Aurelio -La mostra – Di Giovannantonio e “il canto della terra”

Giugno 29, 2005/da wp_1513369

Franco Riccomini – “Formica” a Palazzo Datini. È la natura che avanza

Giugno 29, 2005/da wp_1513369

Mostra – Formica – Il canto della terra – Curatore Savino Marseglia

Giugno 23, 2005/da wp_1513369

P.P. – “Un Talento di Terra di Lavoro – Di Giovannantonio, esposizione a Prato”

Giugno 10, 2005/da wp_1513369

EiExpo – Formica “Il Canto dell Terra” Palazzo Datini

Giugno 4, 2005/da wp_1513369

EiExpo – Formica “Il Canto dell Terra”

Giugno 2, 2005/da wp_1513369

“Le Radici e il futuro”

Ottobre 11, 2001/da wp_1513369

Il Ministro battezza il “Casavecchia” – Pecoraro Scanio al convegno sulla valorizzazione del vino dei monti Trebulani

Dicembre 5, 2000/da wp_1513369

Cataloghi d’arte moderna e contemporanea con la Geoarte:
Catalogo dell’ArteModerna Italiana n°41, anno 2005, Editoriale Giorgio Mondadori;
Dizionario Enciclopedico Internazionale D’Arte Moderna e Contemporanea 2005/2006, Casa editrice Alba;
Catalogo degli Scultori Italiani, anno 2006, a cura di Paolo Levi, Editorile Giorgio Mondadori

Raccolta poesie

Questa collana di poesia contemporanea, che ospita importanti poeti italiani e stranieri, rappresenta, a giudizio di autorevoli critici letterari, di enti e di istituzioni culturali, un punto fermo nel panorama poetico italiano. Gli Autori che vi sono ospitati sono frutto di una attenta selezione editoriale operata sempre nell’ottica del confronto dialettico e della crescita.
All’alba di un nuovo millennio, mentre stendiamo il velo dell’abbandono su un secolo di caos politico e sociale, in cui la poesia ha sviluppato un percorso complesso e contraddittorio, ma sempre in linea col progresso, ci si aspetta, da ogni poeta, un forte impegno umano e civile, tale da lasciare una traccia significativa nella letteratura contemporanea.
Questa collezione, che costituisce uno splendido mosaico umanistico, rappresenta la tramatura ideale per raggiungere gli obiettivi di civiltà e di libertà proprio di ogni singolo componimento poetico. La poesia ha bisogno, nei suoi limiti etici ed estetici, di comunicare con gli altri, di parlare alla gente, per questo deve uscire dalle accademie, dalle aristocrazie letterarie, dalle velleità mondane, per recuperare quella identità forte che da sempre costituisce l’esempio più dignitoso e più alto di qualsiasi altra forma espressiva dell’arte.

Questo libro è stato impresso nell’anno 2002 presso la Soc. Coop. C.D.B ar.l. 97100 Ragusa

Testo di poesia
Le ali del Sogno
di Gennaro Di Giovannantonio

Poeti Italiani Contemporanei Libroitaliano

Minus Minus

Partecipazioni a Mostre;  Poetiche a Confronto; Ricerca Antropologica; Magie dei “TRAMONTI e dell’UNIVERSO Stellato”: dalla Terra!

Dal 1976 ad oggi, la Geoarte ha partecipato ad oltre 60 mostre in Italia.

Sono state eseguite una serie di ricerche Artistico-Culturali, tra le due poetiche a confronto, tra la “Land Art Americana” e la “Geoarte Europea”.

Ricerca sull’Auto progettazione e l’Auto costruzione della “Pagliara cane Seduto”, eseguita dai “Sapiens” circa 30.000 anni fa, e ancora oggi auto-costruita dai “carbonai” dei nostri territori Caudini seguendo la forma spirituale dell’ACQUA (in pianta), e seguendo la forma di un cane seduto sulle zampe posteriori (in elevato).

La Magia dei “TRAMONTI”: il sole che si specchia sull’acqua colorando il cielo con una tavolozza variabile di colori: dal rosso scarlatto all’arancio, dal roseo al giallastro, ai grigi tenui e sfumati, fin quando scompare dietro la Terra, per mostrare la bellezza notturna dell’Universo. Un gruppo scultoreo di gocce d’acqua di oltre 100 elementi.

Riviste, quotidiani e portali

Arte ed. Mondadori; Exibart.com; Il Mattino; LaNazione; Gazzettadi Caserta; Corriere Mercantile; ROMA; Il Secolo XIX; TV Toscana;Il Tempo; CORRIERE; Univerytv.it; ROMA; Il Convivio; Paese news; Magazine di Terra di lavoro

Minus Minus