STORICIZZAZIONE DELLA GEOARTE

Savino Marseglia “Il Canto della Terra.”

Arch. tto, Critico e Artista. Prato, Palazzo Datini, Aprile, 2005.

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L’opera di “Formica” (pseudonimo di Gennaro Di Giovannantonio) vive del canto della terra, la gioia e il dolore di questo canto scaturisce dalla materia delle sue incantevoli sculture, modellate come organismi in perfetta armonia e simbiosi con la natura. Tali sculture rievocano le radici etniche di Gennaro, la sua terra d’origine, il Sannio, la struggente percezione di quell’intimo legame che mantiene con essa.

L’artista ricorre ad un linguaggio espressivo che fa della sua terra il silenzioso testimone della propria esperienza e in particolare di una memoria di un’epoca remota che vedeva l’uomo inscindibilmente legato ai cicli della natura.

La premessa di tale ricerca espressiva deve pertanto essere ritrovata da un lato nel mito, inteso come racconto, da un altro in un’indagine antropologica che egli traduce nella sua opera in un linguaggio essenziale, costituito da icone ieratiche che traggono il proprio nucleo della propria ispirazione e la propria forza poetica dal rapporto con la terra.

L’artista, quasi in una sorta di genesi biblica, plasma gli elementi vitali che trova nel suo ambiente, rendendoci partecipi, attraverso il suo racconto, dei riti propiziatori che caratterizzavano il luogo, accompagnandone una metamorfosi ciclica che conferisce nuovo vigore e libertà a questa esperienza primigenia al di là di ogni possibile specificazione.

Possiamo pertanto affermare che, in questo senso, l’opera di Gennaro Di Giovannantonio aspira a porsi come punto di equilibrio tra gli elementi naturali e le conseguenze della loro trasformazione antropica e la loro ritualità. Passando a descrivere la mostra a Palazzo Datini, sentiamo, entrando, che dalle stanze esala l’odore della terra sprigionando un vero e proprio canto, sostenuto e scandito dal simbolismo musicale, emotivo e descrittivo, di una melodia che, fondendosi agli elementi, accompagna il “volo di Icaro” approfondendone suggestioni poetiche, gli affetti e gli stati d’animo. L’opera è stata composta, per questa installazione, dal musicista e poeta Tiziano Licata.

La prima stanza destra subito dopo l’entrata è stata pensata dall’artista come la sintesi della propria poetica, ne scaturisce, pertanto una vera e propria dichiarazione. Potremmo definirla come il luogo della perdita della humilitas , intesa come prossimità dell’uomo con l’elemento terra.  Non è infatti un caso che, se guardiamo all’origine della parola “uomo”, il legame con “humus”, appunto la terra, considerata come l’elemento che genera e fa crescere le cose (in sancrito, infatti, “bhuman” significa creatura) ci apparirà più chiaro.

Vediamo quindi una “lumaca” la cui simbologia è assimilabile alla lenta evoluzione delle forze cosmiche ancestrali. La spirale del guscio ritrae quindi da un lato un movimento attraverso il tempo e lo spazio, dall’altro l’unione di macrocosmo e microcosmo.

“L’uomo humus” è l’uomo che ancora non ha conosciuto la perdita dei valori conseguente alla civilizzazione e che, scevro dai limiti e dagli schemi che questa ha imposto, ha realizzato una perfetta armonia con i cicli della natura, approfondendone la conoscenza, vivendo accanto a questa non come dominatore ma come parte di quel tutto, assaporando, con gratitudine e rispetto, la libertà della sua condizione.

La scultura “metamorfosi” indica il paesaggio da questa epoca primigenia all’epoca della civilizzazione: possiamo osservare attorno a questa, ancora una volta, brandelli di terra disposti secondo un percorso circolare. Vediamo subito dopo emergere due figure: quella del “guerriero”, immagine dell’uomo civilizzato, che ha prevaricato la natura e il creato asservendola alle sue necessità e per questo ha perso quella prossimità primigenia alla terra

e quella del sognatore.

Quest’ultimo è, infatti, l’erede principale di tale cultura, ci appare sospeso tra passato e futuro, combattuto tra mito e realtà, tra razionalità e irrazionalità, è l’artista che perpetua nella sua arte la memoria di questo legame ancestrale con la terra, permeandola delle tracce dei primordi della creazione.

Lasciata la stanza della perdita della humilitas, troviamo un corridoio lungo il quale sono stati collocati dei vasi di terracotta ricolmi d’acqua. La forma del vaso richiama l’immagine del cosmo, e l’acqua di cui è colmo, ci porta alla matrice o all’utero della creazione, ma è anche assimilabile all’intelletto e all’immaginazione creatrice dall’artista.

Il corridoio si apre quindi su quella che possiamo chiamare la corte del mito, all’interno della quale troviamo un’ala, ciò che rimane di “Icaro” e del suo mito, e un carro, il “carro del sole”, che ci riporta al mito di Fetonte.

Icaro rappresenta l’uomo che non ha potuto dominare le energie celesti, in particolare il fuoco solare, che permeano la creazione naturale, infatti precipitando in mare, viene da queste definitivamente sconfitto: l’ala è la metafora della sua sconfitta. Icaro rifiutandosi di imprimere una strategia al suo volo, come gli consiglia il padre Dedalo, rifiuta un compromesso inaccettabile con le forze insondabili della natura e l’ignoto. Dedalo in tal senso ci appare nell’intento di piegare, con la sua opera, il volere degli dei e le leggi della natura e in questo si rende omicida per imprudenza del figlio Icaro.

L’altro mito in qualche modo complementare al precedente quello di Fetonte che avendo improvvisamente condotto il carro del padre Apollo viene precipitato dal fulmine di Giove nelle acque d’Eridano. Il “gallo” che vediamo sul lato destro costituisce una delle molteplici forme rappresentative del cosiddetto “Rebis” o androgino, ovvero sia della personificazione allegorica dell’equilibrato sviluppo delle facoltà conoscitive dell’uomo inteso nella qualità di misura e fine della creazione divina.

Il Canto della Terra. Installazione Palazzo Datini, Prato, 2005

Il “Roma” 6 Gennaio 2026

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Cataloghi d’arte moderna e contemporanea con la Geoarte:
Catalogo dell’ArteModerna Italiana n°41, anno 2005, Editoriale Giorgio Mondadori;
Dizionario Enciclopedico Internazionale D’Arte Moderna e Contemporanea 2005/2006, Casa editrice Alba;
Catalogo degli Scultori Italiani, anno 2006, a cura di Paolo Levi, Editorile Giorgio Mondadori

Raccolta poesie

Questa collana di poesia contemporanea, che ospita importanti poeti italiani e stranieri, rappresenta, a giudizio di autorevoli critici letterari, di enti e di istituzioni culturali, un punto fermo nel panorama poetico italiano. Gli Autori che vi sono ospitati sono frutto di una attenta selezione editoriale operata sempre nell’ottica del confronto dialettico e della crescita.
All’alba di un nuovo millennio, mentre stendiamo il velo dell’abbandono su un secolo di caos politico e sociale, in cui la poesia ha sviluppato un percorso complesso e contraddittorio, ma sempre in linea col progresso, ci si aspetta, da ogni poeta, un forte impegno umano e civile, tale da lasciare una traccia significativa nella letteratura contemporanea.
Questa collezione, che costituisce uno splendido mosaico umanistico, rappresenta la tramatura ideale per raggiungere gli obiettivi di civiltà e di libertà proprio di ogni singolo componimento poetico. La poesia ha bisogno, nei suoi limiti etici ed estetici, di comunicare con gli altri, di parlare alla gente, per questo deve uscire dalle accademie, dalle aristocrazie letterarie, dalle velleità mondane, per recuperare quella identità forte che da sempre costituisce l’esempio più dignitoso e più alto di qualsiasi altra forma espressiva dell’arte.

Questo libro è stato impresso nell’anno 2002 presso la Soc. Coop. C.D.B ar.l. 97100 Ragusa

Testo di poesia
Le ali del Sogno
di Gennaro Di Giovannantonio

Poeti Italiani Contemporanei Libroitaliano

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Partecipazioni a Mostre;  Poetiche a Confronto; Ricerca Antropologica; Magie dei “TRAMONTI e dell’UNIVERSO Stellato”: dalla Terra!

Dal 1976 ad oggi, la Geoarte ha partecipato ad oltre 60 mostre in Italia.

Sono state eseguite una serie di ricerche Artistico-Culturali, tra le due poetiche a confronto, tra la “Land Art Americana” e la “Geoarte Europea”.

Ricerca sull’Auto progettazione e l’Auto costruzione della “Pagliara cane Seduto”, eseguita dai “Sapiens” circa 30.000 anni fa, e ancora oggi auto-costruita dai “carbonai” dei nostri territori Caudini seguendo la forma spirituale dell’ACQUA (in pianta), e seguendo la forma di un cane seduto sulle zampe posteriori (in elevato).

La Magia dei “TRAMONTI”: il sole che si specchia sull’acqua colorando il cielo con una tavolozza variabile di colori: dal rosso scarlatto all’arancio, dal roseo al giallastro, ai grigi tenui e sfumati, fin quando scompare dietro la Terra, per mostrare la bellezza notturna dell’Universo. Un gruppo scultoreo di gocce d’acqua di oltre 100 elementi.

Riviste, quotidiani e portali

Arte ed. Mondadori; Exibart.com; Il Mattino; LaNazione; Gazzettadi Caserta; Corriere Mercantile; ROMA; Il Secolo XIX; TV Toscana;Il Tempo; CORRIERE; Univerytv.it; ROMA; Il Convivio; Paese news; Magazine di Terra di lavoro

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