STORICIZZAZIONE DELLA GEOARTE

Angelo Calabrese. Prof. e Critico indipendente . “Nel senso della Geoarte. “

Caserta, 2010

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Quello naturale, originario, certamente il più costruttivo ambiente di studio che un pensoso creativo possa scegliere per investigare la sacralità sapiente contenuta negli archetipi, che, assimilati con metodo, garantiscono agli uomini umani incomparabili dimensioni storiche e spirituali. La Natura e la mente si dispiegano sul piano fisico e su quello metafisico: l’arte coniuga queste due indispensabili componenti con quella spirituale.

Non è pertanto peregrina l’affermazione di Ernesto Saquella: “Ciò che esiste sul piano fisico attira a sé le specifiche energie spirituali delle quali la stessa forma fisica è modello.
Per la consapevolezza magica, ogni azione rituale compiuta sul piano fisico, ogni forma creata, ogni parola detta o scritta possono agire da calamita verso la quale il corrispondente spirituale viene irresistibilmente attratto”.
Le civiltà tradizionali si avvalgono di una concezione cosmologica in cui le componenti della realtà non possono essere separate dalla coscienza che le alimenta e in ciò, si configurano non confuse e non divise, mentre concorrono all’armonia del tutto e di ogni sua infinitesima parte.
La scienza ci garantisce che un medesimo destino incombe sul macrocosmo e sul microcosmo, perché è identico il rischio col collasso, ma nel nostro tempo dell’incertezza, tale infatti si è autoproclamato, e nel mondo, sempre più complesso e imprescindibile, la vita stessa esige d’avere un senso.
Nel tempo dei mutanti, delle robotizzazioni, delle protesi, di cui si fa spesso uso eccessivo per rallentare in superficie i naturali processi delle energie in trasformazione, dov’è che la vita ha più vita?
Il dissidio natura-cultura appare incolmabile e la scienza specie dove l’eticità non risponde al rispetto della vita, sceglie il dominio economico per appagare un delirio d’onnipotenza: può arrogarsene il diritto, perché nei suoi ritrovati sono riposte le speranze del pianeta, le cui massime trasformazioni sono esasperate fino al punto di non ritorno.

E’ quindi tempo di progettare per il tempo della continuità, proprio come si esige nei rischi estremi. Occorre chiarirsi nell’identificazione Natura-Cultura come ineludibile spazio che comunica e come tale propone arte, arte di vivere a regola d’arte.
Qui entra in ballo la vera scienza, quella che il geo-poeta Kennet White proclama principio di poesia.  Come vivere? Come prendere il massimo dalla vita?
Il degrado sociale si adegua all’immondezzaio determinato dall’inquinamento che coinvolge miseria, ignoranza superstiziosa, manipolazioni genetiche e si è quasi del tutto perduto il senso della vita umana. Quella, nelle forme tradizionali, conosceva molte vie che, non cessando d’essere distinte, approdavano all’essenza del medesimo scopo.

Pellegrini d’oriente e d’occidente, viandanti, sempre anche mendicanti, perché l’esistenza in sé ritrova sempre dispari la regola e il desiderio, ascendevano, sperando, la vetta della medesima montagna. Diversi erano i sentieri e chi illuso li cambiava, attratto da più agevole cammino, spesso restava indietro. Solo in cima sparivano le distinzioni spazio-culturali ed i valori che da quelle erano alimentati.
La montagna della vita solo in vetta chiarifica, tra nostra madre la terra e il cielo che cela, l’unità che la pervade: bastava uno sguardo a tutto tondo per i pochi eletti. “Molti sentieri per un’unica vetta” chiarisce Ananda Kentish Coomaraswamy.
Ora quindi, la grande Madre e ad un convergono le singole verità se vissute sincronicamente e contemporaneamente nel respiro della vetta conquistata.

Questa necessaria premessa essenziale per la Geo_poesia che cerca la vita dove ha più vita, vale per la ricerca di Gennaro Di Giovannantonio, in arte Formica solo per amore di radici, essendo nato a Formicola, nel Sannio caudino, dove ancora è veramente forte il contatto col il non umano.
La lezione che da quello viene, senza rinunciare alle problematiche sociali, per acquisizione di conoscenza verificata per cerchi concentrici già consentiva al sapere magico di estendersi al contesto cosmico.
L’emblematica metafora della formica già di per sé bene docet, perché il sapiente comportamento e la pratica del lavoro previdente danno elementare e proficuo insegnamento.
Il nostro artista, dotato di non comune sensibilità e di acuto spirito d’osservazione, è partito dall’humus della sua terra d’origine per affrontare le suggestive tematiche che sempre riportano alla Grande Madre, al Genius loci, al contesto non umano, senza del quale non potrebbe esistere quello umano.
Ha preso coscienza della grandezza della creatura terrestre che dalla grammatica naturale apprende a vedere il mondo in una nuova luce e a produrre cultura senza consumarla, a verificare il corso della civiltà umana nella sapiente gestione dei beni naturali, per cui si diventa degni di vivere la Terra.

Gennaro Di Giovannantonio fonda sull’idea di terra, di appartenenza, di abitudine le sue riflessioni sul reale e sa che appartengono a tutti gli uomini di buona volontà che apprendono a controllare, a costruire avvenimenti, a prendere atto delle misure d’insieme prima di abitare poeticamente, prima di scavare e appoggiare.
La saggezza della sua arte che impegna ad amare la grande Madre Terra, a conoscerla per intenderne le ragioni e a viversi compiutamente partecipando all’etica cosmico-spirituale, diventa una lezione d’umanità e di sapiente gestione sociale.

Gli appunti di viaggio di Gennaro Di Giovannantonio, le sue avvertite riflessioni, valgono a proporre una consapevole e corretta presenza aperta sulla terra antichissima che è stata ereditata da chi l’ha tradita.
La sua è voce di chi grida nel deserto?  Il rischio di solitudine è palese, perché dare senso al mondo o proporre una logica profonda che solleciti ad armonizzare, unificando, dove si esasperano le parcellizzazioni parcellizzate, è offesa diretta alle più egoistiche specializzazioni.

La Geoarte non è gradita agli “specialisti in fine del mondo”.  Potrebbe attrarre in primo impatto e meritare consensi, ma l’impegno richiesto non va confuso con l’adesione a delle problematiche da affrontare solo in proposte estetiche.

La Geoarte esige una profonda religiosità laica; non è casuale il richiamo alla vetta della montagna, e, soprattutto, la consapevolezza d’esserci al mondo e appartenervi con l’antico amore delle generazioni che conoscevano il silenzio della meraviglia, quello interiore della personale inadeguatezza di fronte all’ineluttabile e quello della ragione di fronte al mistero.
Riprendo da White un detto asiatico per chiarire a me stesso l’impegno di un geoartista: ”…è  per strada, ma non ha lasciato la casa; è a casa, ma non ha lasciato la strada”.
Così ha senso vivere la terra, venerare la sapienza dei costruttori di capanne secondo suggerimenti naturali e nel rispetto dei ritmi biologici, ritrovare il dovuto amore per le radici della vita: in ogni approdo marino si incontra l’onda, già ha bagnato tutte le terre del mondo.

Insomma il discorso vale per riappropriarsi della zolla in cui la vita si rigenera e per ampliare anche gli orizzonti delle scienze antropologiche che sono chiamate a rileggere il passato “per  un rinascimento etico e culturale, civile e sociale”  per l’uomo “sintonico” a venire.
Il lavoro di Formica mi fa pensare.

E’ affascinante nel senso della riscoperta del valore del buon tempo antico e addirittura le sue pagine mi sembrano degne da utilizzarsi da viatico per gli esuli dalla terra verso un nuovo pianeta da abitare con coerente saggezza. Intanto indietro non si torna, ma è sempre opportuno un richiamo all’etica dell’attraversamento nell’andare verso.

La Geoarte sollecita a non sperperare, a leggere la vita dentro le cose naturali e a trarre, da quelle, giusti suggerimenti per tutte le esperienze etiche che, per tradizione profetica, devono pure coniugarsi ad un progetto: mai possono essere ignorate le preesistenze.
Mi piace pensare che nostra Madre la terra ci impegni a sviluppare un sapere fondamentale valido a prendere atto dei necessari parametri di spostamento di pensiero.

La Geoarte nel nostro tempo dell’incertezza, sempre più avvezzo ai punti di non ritorno, ci fa pensare alle emergenze caotiche e all’ineluttabile e, soprattutto, mi concilia con il pensiero di chi teme il tempo dell’ineluttabile.
Al punto di non ritorno la ragione cade nell’oblio; la mettiamo da parte, la dimentichiamo come fece Teseo abbandonando Arianna a Nasso, lasciandola in asso: se dimentichiamo la ragione, è stato detto, quella si dimentica di noi senza indugio. Allora è meglio sapere, ritrovarci uomini storici e progettare eventi reali, senza mai perdere di vista le radici della nostra umana infanzia nel mistero del mondo.                                       

Gennaro Di Giovannantonio si rivela artista che non accetta di rimanere compresso nei limiti dell’attuale “sistema dell’arte”, dal momento che egli immagina l’arte come misura olistica del reale. E del “sistema dell’arte” rifugge anche i suoi “santuari” espositivi, costringendo il fruitore a scoprire le sue opere all’interno stesso della natura, da cui nascono e di cui si sostanziano.

Ci spiega Di Giovannantonio che, in tale prospettiva, non possiamo non prendere in considerazione la centralità che assume il territorio quando lo consideriamo non semplicemente come segmento spaziale ma nella sua dimensione ambientale.
E’ importante saper interrogare la natura, ci dice, curando che, al suo interno, il manufatto artistico non giunca come una “addizione” etero-normata rispetto all’ambiente.

Mentre, insomma, nella “Land Art” l’intervento creativo perimetra il rapporto unidirezionale artista_territorio, nella “Geo-Arte”, di cui si rende protagonista Di Giovannantonio, il rapporto tra creatore ed ambiente è il frutto di uno scambio.
I prodotti dell’azione creativa, i manufatti artistici cui il Nostro dà forma costituiscono un punto di equilibrio tra ciò che ci consegna la natura (un sasso, ad esempio, un tronco d’albero, un ramo, delle foglie ecc.) e l’azione che l’artista compie “su” e “con” queste cose come proprio intervento modificatore.
Il prodotto di tale intervento mal sopporta la valutazione di oggetto estetico così come noi lo concepiamo, secondo i parametri che, da Benjamin in poi, considerando la stessa esponibilità dell’oggetto come fattore di qualificatore creativo.

Ecco perché non la legittimazione espositiva in una “galleria d’arte”, ma nell’ambiente stesso da cui provengono i componenti materiali dell’oggetto, è ciò che Gennaro Di Giovannantonio intende privilegiare. Le sue “sculture” (le chiameremo con questo termine, poiché non sapremmo individuare altro al di fuori delle categorie comunemente conosciute), Di Giovannantonio le va a collocare nelle praterie dell’Alto Casertano, o alle pendici delle balze del Matese o nelle grotte dell’Appennino campano, ove fruitori privilegiati diventano quanti queste cose vanno a cercarsele o il raro passante che sappia interrogarsi su quelle forme o, ancora, gli animali del sottobosco che instaurano con quegli oggetti un rapporto di viva interrelazione.
E’ una pratica artistica, questa, che, rifuggendo il rumore, fornisce, peraltro, una straordinaria lezione di umanità.

 

Melograno – 2010

Il “Roma” 6 Gennaio 2026

Rassegna stampa

di Giornalisti, Critici e Artisti

Riccardo Dalisi- Il futuro del passato

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Gennaro Di Giovannantonio

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Riccardo Dalisi

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Paese news – Cicli Alterati

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Rosario Pinto – LA GEOARTE VIVE L’AMBIENTE

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Rosario Pinto – Nel segno dell‘arte l’umiltà d’approccio alla natura

Febbraio 7, 2013/da wp_1513369

Rosario Pinto – “Fra tradizione e Innovazione” Artisti italiani da non dimenticare.

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Silvia Petronici Gavagai – HUMUS, la sostanza dello spazio. La Geoarte di Formica (Gennaro Di Giovannantonio)

Ottobre 1, 2010/da wp_1513369

Silvia Petronici Gavagai – Humus. La Sostanza dello Spazio

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Rosario Pinto – Le frontiere della Geoarte con Gennaro Di Giovannantonio

Agosto 12, 2010/da wp_1513369

Silveria Conte – La Geoarte Terra ed estetica- Di Giovannantonio-Formica, architetto mancato e autodidatta tra blocchi scultorei in legno e oggetti in terracotta

Febbraio 17, 2010/da wp_1513369

Enza Conti – “Formica, la Geoarte e le Forme della Vita”.

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Savino Marseglia – Opera Prima – Sala Bramante

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Anna Giuffrida – L’Arte della terra, un ritorno alla natura per dissodare l’omologazione: “Geoarte”

Dicembre 26, 2007/da wp_1513369

Arte contemporanea – Dal primo Dicembre “Cromie e plasticismi”

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Riccardo Dalisi – “Una formica gigante a Formicola”. Testo critico

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Pierfrancesco Listri – “Un Maestro del Sud”

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Art point Black – Inaugurazione Morfologie Dinamiche

Settembre 2, 2006/da wp_1513369

Abbigliamento e…Arte

Agosto 25, 2005/da wp_1513369

Savino Marseglia, Carmine Aurelio, Franco Riccomini, Silvia Petronici, Lorella Paola Betti – Dizionario Enciclopedico d’arte moderna e contemporanea 2005/2006

Agosto 10, 2005/da wp_1513369

Carmine Aurelio -La mostra – Di Giovannantonio e “il canto della terra”

Giugno 29, 2005/da wp_1513369

Franco Riccomini – “Formica” a Palazzo Datini. È la natura che avanza

Giugno 29, 2005/da wp_1513369

Mostra – Formica – Il canto della terra – Curatore Savino Marseglia

Giugno 23, 2005/da wp_1513369

P.P. – “Un Talento di Terra di Lavoro – Di Giovannantonio, esposizione a Prato”

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EiExpo – Formica “Il Canto dell Terra” Palazzo Datini

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EiExpo – Formica “Il Canto dell Terra”

Giugno 2, 2005/da wp_1513369

“Le Radici e il futuro”

Ottobre 11, 2001/da wp_1513369

Il Ministro battezza il “Casavecchia” – Pecoraro Scanio al convegno sulla valorizzazione del vino dei monti Trebulani

Dicembre 5, 2000/da wp_1513369

Cataloghi d’arte moderna e contemporanea con la Geoarte:
Catalogo dell’ArteModerna Italiana n°41, anno 2005, Editoriale Giorgio Mondadori;
Dizionario Enciclopedico Internazionale D’Arte Moderna e Contemporanea 2005/2006, Casa editrice Alba;
Catalogo degli Scultori Italiani, anno 2006, a cura di Paolo Levi, Editorile Giorgio Mondadori

Raccolta poesie

Questa collana di poesia contemporanea, che ospita importanti poeti italiani e stranieri, rappresenta, a giudizio di autorevoli critici letterari, di enti e di istituzioni culturali, un punto fermo nel panorama poetico italiano. Gli Autori che vi sono ospitati sono frutto di una attenta selezione editoriale operata sempre nell’ottica del confronto dialettico e della crescita.
All’alba di un nuovo millennio, mentre stendiamo il velo dell’abbandono su un secolo di caos politico e sociale, in cui la poesia ha sviluppato un percorso complesso e contraddittorio, ma sempre in linea col progresso, ci si aspetta, da ogni poeta, un forte impegno umano e civile, tale da lasciare una traccia significativa nella letteratura contemporanea.
Questa collezione, che costituisce uno splendido mosaico umanistico, rappresenta la tramatura ideale per raggiungere gli obiettivi di civiltà e di libertà proprio di ogni singolo componimento poetico. La poesia ha bisogno, nei suoi limiti etici ed estetici, di comunicare con gli altri, di parlare alla gente, per questo deve uscire dalle accademie, dalle aristocrazie letterarie, dalle velleità mondane, per recuperare quella identità forte che da sempre costituisce l’esempio più dignitoso e più alto di qualsiasi altra forma espressiva dell’arte.

Questo libro è stato impresso nell’anno 2002 presso la Soc. Coop. C.D.B ar.l. 97100 Ragusa

Testo di poesia
Le ali del Sogno
di Gennaro Di Giovannantonio

Poeti Italiani Contemporanei Libroitaliano

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Partecipazioni a Mostre;  Poetiche a Confronto; Ricerca Antropologica; Magie dei “TRAMONTI e dell’UNIVERSO Stellato”: dalla Terra!

Dal 1976 ad oggi, la Geoarte ha partecipato ad oltre 60 mostre in Italia.

Sono state eseguite una serie di ricerche Artistico-Culturali, tra le due poetiche a confronto, tra la “Land Art Americana” e la “Geoarte Europea”.

Ricerca sull’Auto progettazione e l’Auto costruzione della “Pagliara cane Seduto”, eseguita dai “Sapiens” circa 30.000 anni fa, e ancora oggi auto-costruita dai “carbonai” dei nostri territori Caudini seguendo la forma spirituale dell’ACQUA (in pianta), e seguendo la forma di un cane seduto sulle zampe posteriori (in elevato).

La Magia dei “TRAMONTI”: il sole che si specchia sull’acqua colorando il cielo con una tavolozza variabile di colori: dal rosso scarlatto all’arancio, dal roseo al giallastro, ai grigi tenui e sfumati, fin quando scompare dietro la Terra, per mostrare la bellezza notturna dell’Universo. Un gruppo scultoreo di gocce d’acqua di oltre 100 elementi.

Riviste, quotidiani e portali

Arte ed. Mondadori; Exibart.com; Il Mattino; LaNazione; Gazzettadi Caserta; Corriere Mercantile; ROMA; Il Secolo XIX; TV Toscana;Il Tempo; CORRIERE; Univerytv.it; ROMA; Il Convivio; Paese news; Magazine di Terra di lavoro

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