STORICIZZAZIONE DELLA GEOARTE

Enza Conti Giornalista . FORMICA. Gennaro Di Giovannantonio. Il Convivio

Catania, 2010

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Gennaro Di Giovannantonio, pittore e scultore, è nato e lavora a Formicola (CE). Le sue ricerche nell’ambito delle arti visive risultano coerenti con il suo “manifesto della Geoarte”.
Come segno d’amore verso la sua terra e come valore di appartenenza e sostanza, firma le sue opere con lo pseudonimo di “Formica”, rifacendosi al logo del suo Comune, che contiene una formica rampante, con B.D. (bene docet).
Artista eclettico e spirituale, la sua scultura appare quale rivelazione delle sue radici socio-antropologiche. Il suo rapporto con la natura e con la Madre Terra è viscerale e materno.
Sia le sculture lignee e in argilla che le opere pittoriche sono non solo la manifestazione di una poesia interiore, ma anche la ricerca dell’amore e della verità intorno all’uomo.
Per quanto riguarda la pittura, il messaggio viene intessuto da una cromia modellata da linee curviformi che, oltre a creare movimento, svelano il segreto: quell’equilibrio tra natura e uomo, e tra uomo e cosmo; in quanto ai colori, alle linee ed alle forme viene affidato il compito di studiare la musicalità e l’armonia, mentre l’uomo viene invitato a cogliere la massima espressione dell’esistere e condensarla attraverso il linguaggio artistico.
Nella pittura di Gennaro Di Giovannantonio ogni elemento è ben studiato tanto da svelare l’equilibrio tra luce per Progetti, per Progetti, e spazio, una simbiosi che trasforma l’esplicazione di una visualizzazione metafisica che subordina il tema figurativo e conduce il fruitore a valicare il confine della terra per raggiungere l’infinito spazio dell’universo.             Tali caratteristiche vengono svelate soprattutto in “Paesaggio interrotto, e Spazio Cosmico”. Pittura e scultura comunque si completano, perché il punto d’ origine è sempre l’uomo che va alla ricerca dell’essenza cosmica.

Le sculture risaltano per l’equilibrio delle forme, sempre armoniose e vitali, mentre la plasticità intensifica il linguaggio figurativo e concettuale, così come la scultura “madre terra ferita”, realizzata nel 2000 in terracotta, ferro e legno.
Qui la sfera, con le sue lacerazioni, è la metafora delle ferite causate dall’uomo al Pianeta: guerre, inquinamenti e devastazioni.

Sempre l’uomo è al centro della scultura “Figli di Carbonai”, con la quale viene rievocato un antico e umile mestiere, un tempo fonte di sopravvivenza per molte famiglie. Il colore nerastro, delle sette figure richiama al loro faticoso lavoro.

Il numero sette, dal valore simbolico, mette in evidenza il nucleo familiare composto da molti figli, sempre accettati come segno di benevolenza divina. In tutta l’arte di Gennaro Di Giovannantonio c’è soprattutto la rivelazione del suo pensiero che, partendo dalla “Terra ferita”, raggiunge la magnificenza del creato. A guidare l’artista è una profonda coscienza etico-ambientale, innato carisma che lo vede paladino di un movimento artistico-culturale, denominato “Geoarte”, che esalta i valori morali e sociali con lo scopo di ridare dignità e vita alla Terra e all’Uomo.
Si tratta di una ricerca contigua a quella del geopoeta Kennet White, che ha allargato il tempo della sua indagine: dal contrasto sociale a quello dell’ambiente naturale, per poi procedere in un contesto cosmico. E’ infatti identico il procedimento che induce a far poesia della parola e dell’immaginario, partendo dallo spazio del silenzio delle forme naturali e dalla contemplazione per giungere al divenire metamorfico che attesta l’evoluzione dell’energia vitale.
La Geoarte si avvale della consapevolezza scientifica che anima la “geopoesia”, la “geocultura”, la “geopolitica”, la “geofilosofia” e tutte le ricerche in ogni campo dello scibile, che approdano ad un senso di “presenza aperta sulla Terra”, senza mai perdere di vista la tradizione e la spiritualità.
La comunicazio del geo-artistica coinvolge sensi, mente e sentimento, sollecita a capire e quindi comporta una più avvertita sollecitazione, dando testimonianza che non c‘ è cultura senza natura, che nel cuore del caos c’è il principio dell’ordine, che i luoghi con le cose che ci sembrano note, diventano alla giusta osservazione fonte di ulteriore conoscenza.

 

 

Madre Terra e Terra di Business. Real Sito del Belvedere – San Leucio (CE), 2014