STORICIZZAZIONE DELLA GEOARTE

Lorella Paola Berti Autrice e regista teatrale. “Qui ed Ora “

Prato, 2011

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Osservando le opere di Gennaro Di Giovannantonio ci si sente pervasi da un’atmosfera “numinosa”, “primigenia” che con forza ci trasporta in luoghi sacri e primitivi pregni di valori storici, culturali, ambientali, intrisi di antica sapienza.
Come per incanto, però, allo stesso tempo, si è vigorosamente richiamati nel “qui ed ora”, nel “presente”, a specchiarci con la nostra “realtà di adesso”, a confrontarci con la nostra “più vicina e occulta identità” sia individuale che sociale.

Quando un’opera d’arte sprigiona nell’osservatore questo “magico effetto” – trasportarlo nel passato a contatto con le proprie origini, e, contemporaneamente, rendendolo presente a se stesso, lo obbliga ad interrogarsi sulle contraddizioni del proprio tempo, proiettandolo, in cerca di risposte, nel futuro  –  significa che ci troviamo di fronte ad immagini “vive”, “vere”, “pulsanti”; immagini “dinamiche, in perenne evoluzione”, che attingono la loro linfa vitale dall’inconscio collettivo, dal mito e dagli archetipi.

Infatti, le opere del Di Giovannantonio – proprio come le energie archetipiche – si avvalgono di forme profonde ed essenziali, di segni decisi ed efficaci nella loro immediatezza espressiva: – matrici, modelli primitivi ed autonomi che solitamente l’autore trae dalla natura e dal radicato amore per la propria terra natia.

“Amore” che nelle sue sculture non solo si fa “richiamo” alla tradizione e alla cultura orale e materiale del passato di un determinato popolo circoscritto in un determinato luogo, ma che assurge a “prezioso emblema” di un’urgente, incoercibile ricerca di significato e spiritualità, di una sentita riscoperta dei valori innati e predeterminati dell’intera umanità.
Valori universali, oggi più di sempre “necessari” alla nostra condizione di uomini moderni, senza più radici, nè credi spirituali, senza più “luoghi sacri”, appunto, dove raccoglierci, crescere e comunicare.

Afferma Di Giovannantonio: “il pensiero diventa esigenza di coniugare la sapienza antica osco-sannita e mediterranea, con un linguaggio creativo moderno, da cittadini del mondo, per sottolineare che il presente non è mai separabile dal passato”. Ed ancora, riguardo alla sua arte, ci informa: “è la storia di un viaggio che comincia dagli sconfinati “luoghi” culturali e spirituali del “profondo sud” d’Italia e si conclude attraverso gli infiniti “non luoghi” del mondo, caratterizzati dalla sensibilità di chi vuole cogliere l’anima, l’essenza della vita e delle cose che lo circondano”.

Esorcizzando sogni di ieri, storicizzando l’identità della sua terra e vivacizzando segni antichi, l’artista costruisce quindi un “ponte” tra passato e presente; un “ponte” che subito si slancia nel futuro per farci comprendere che ogni evoluzione tende alla conoscenza della verità. I suoi lavori sono perciò fortemente tesi a trasmetterci che esiste una sola verità, indipendente da epoca, cultura e religione e che i metodi per raggiungere questa verità si sono venuti configurando in modo individuale nei diversi periodi e nelle diverse civiltà, –  (quella osco-sannita ne è un esempio)  –  ma che tutti sono ugualmente buoni e utili se intesi come aiuti per progredire, per far evolvere la nostra anima verso una maggiore consapevolezza. Infatti, nel suo percorso artistico, l’autore parte dal “riscoprire l’anima” di “forme pre-esistenti” – (forme “già date”, “che ci sono già” e sulle quali egli lavora a fondo, intimamente, individuandone l’essenza) –  per noi sapientemente far evolvere lo “spirito” di quelle “stesse forme” in “nuove forme” che accogliendo-raccolgono, e al tempo stesso trasformano e trascendono, le “forme originarie”.

 

 E così, –  grazie all’entusiasmo di un “bambino” che “libero” gioca “per il piacere di modellare”, – come afferma lui stesso – “di creare e disfare, per poi continuare a modificare seguendo la logica cognitiva dei miei sensi” – e alla sensibilità di un artista che tenta – tramite gli elementi “naturali” del suo microcosmo – di sintonizzarsi e di captare le segrete e corrispondenti leggi che governano il macro-cosmo, – una “magica metamorfosi” si compie davanti ai nostri occhi.
Ed ecco che – come nell’ “athanor” (1) di un alchimista che compie le sue modificazioni sulla “materia prima” –  semplici radici di erica locale, rami di ulivo, pezzi di noce o di castagno, si trasformano in affascinanti creature simboliche. Creature “vive”, appunto, “pulsanti”, che una volta uscite dal “vaso ermetico” (2) della creazione, manifestano agli occhi dello spettatore/attore (l’osservatore) tutta la forza delle potenze ancestrali dalle quali hanno attinto la loro ispirazione.

Vediamo quindi, per esempio: il nascere e il trasformarsi di una radice di erica in un vigoroso e fallico “dio serpente” –  simbolo propiziatorio, portatore di fecondità, ma anche di potere e delle più oscure ed eloquenti energie dell’umanità; un’altra radice invece divenire “due struzzi in amore” –  simbolo di unione e di superamento della polarità e, a livello più alto, della “Unio mystica” le nozze alchemiche tra energie femminili e maschili.

Ed ancora: un ramo di ulivo bruciato diviene un “cristo martoriato” – simbolo della nostra innocenza perduta e monìto per la nostra coscienza in preda all’illusione; un pezzo di noce si trasforma invece in un “gallo” – simbolo portatore della luce, del risveglio, del lavoro, dell’abbondanza, di vita e di speranza.
E tante altre forme con forti valenze simboliche: maternità; paesaggi fluviali; il sole; l’acqua; il fallo; cerchietti di legno che intersecandosi tra loro creano i “polmoni planetari”; sfere di legno tagliate come arance che si trasformano in “isole dorate”, per poi in un’altra opera, – contraddistinta questa volta da stemmi di varie nazioni – divenire il mondo con i suoi “luoghi-non luoghi”.

L’osservatore non può non restare “catalizzato” davanti a queste figure “vibranti, palpitanti di vita”, poiché si ritrova, appunto, a confondersi con “avvincenti creature prismatiche” pregne di simboli antropologici, psico-sociologici e polisemici piani di lettura che si intrecciano tra loro.

Quello che ne scaturisce è un invito a dialogare con la nostra coscienza di uomini contemporanei, a riflettere sugli stridenti “no-sense” del nostro tempo.
L’osservatore viene posto di fronte a grandi domande: la scienza, l’economia, la tecnologia, nonostante gli indubitabili successi nei loro vari campi, hanno reso l’umanità più felice? – possono aiutare l’uomo a risolvere i suoi problemi? – possono dare una risposta alle sue più intime richieste, quelle che riguardano il suo “essere uomo”? – lo sviluppo della coscienza umana ha tenuto il passo con lo sviluppo tecnologico esterno?  Le risposte a queste domande sono chiare e impressionanti: non ci sono successi; di conseguenza lo invitano a creare un futuro migliore, un futuro che deve ritrovare la forza spirituale delle antiche tradizioni.
Il sapere è antico come l’uomo. C’è sempre stato e ci sarà sempre. Esso custodisce da sempre la somma del sapere accessibile all’uomo su questo universo. Le sue dottrine sono indipendenti dall’epoca, non sono mai state corrette, mai modernizzate, e non invecchiano mai. L’uomo moderno sembra aver dimenticato che tutto il sapere è sempre presente. Egli anzi vive nell’illusione che attraverso ogni nuova scoperta sia possibile avvicinarsi di un poco alla verità e che per arrivare a sapere “tutto” sia quindi soltanto una questione di tempo.

Scavate nel passato, tornate alle origini, guardatevi dentro, – dicono le opere del Di Giovannantonio – il sapere è sempre presente, è il singolo che deve crescere, evolversi fino ad essere in grado di prenderne coscienza.
Ben si addice, quindi, il “simbolo” per inviare questo tipo di messaggio, poiché da sempre il “simbolo” per eccellenza il “veicolo” per “trasformare la coscienza”.
Il simbolo nell’arte ha sempre avuto la funzione di “ponte”. “Ponte” tra conscio e inconscio, “ponte” tra umano e soprannaturale, “ponte” tra passato e presente.
Il “ponte” congiunge ciò che è (apparentemente) separato, all’interno di noi e fuori di noi.
Inoltre, il valore importante del simbolo è quello di “esplorare” e “dialogare” ma anche di favorire una “reintegrazione di valori”, una “sintesi degli opposti”.

  

   Nell’arte del Di Giovannantonio è quindi “rappresentazione” “recupero” “segno” di qualcosa che esiste già nella psiche, che era già stato nella coscienza ed è stato dimenticato, perduto, ma è anche “rivelazione” del nuovo, “indicatore” di una “direzione” per il “futuro”; viene quindi utilizzato anche in senso “prospettico”, “evolutivo”.

 

   Ha un valore “personale” ma anche “transpersonale”, “accidentale” ma anche “universale”, “culturale” ma anche “transculturale”, perciò obbliga l’osservatore ad interrogarsi anche sulle dimensioni della “memoria”, del “tempo” e dello “spazio” affermando che non può esistere “qualità del tempo” – “senza memoria” – e non può esistere “vero spazio” senza che lo “spirito” del “luogo” che “lo abita” non sia intriso di “qualità del tempo”.
Le opere del Di Giovannantonio rimandano quindi anche al superamento delle illusioni e delle ferite provocate dalla lacerante instabilità della nostra identità scissa, frantumata e alla risoluzione del conflitto tra le infinite polarità che ci popolano: buio/luce – materia/spirito –  tempo/eternità –  quantità/qualità –  essere/apparire –  invitandoci a trascendere questa apparente dualità per ricongiungerci con l’unità originaria, –  unica e vera fonte di vita.

Insegne, segnali indicatori,  –  come quelli che negli incroci indicano la strada giusta da seguire  –  ci incoraggiano verso l’evoluzione, il perfezionamento, suggerendoci che per raggiungere la mèta è necessario ri-attingere “luce” dalla saggezza antica, tentare di conoscere e comprendere le “vere leggi” e gli “eterni valori” di questo universo, senza più lasciarsi ingannare dalla cultura delle false immagini, dell’apparire, dell’opportunismo, dai velenosi miti del “denaro”, della “competizione”, dell’ “individualismo” e del “potere”.
Voglio concludere questo brano con alcune parole dell’autore. Egli afferma:
“Immagino la vita come una melodia che abbia per ritmo il battito del cuore; la metafora della coscienza dell’uomo verso il suo tempo cosmico, in antitesi al ritmo sconnesso e nevrotico dell’attuale tempo tecnologico”.

E’ una visione “che pulsa e che vibra”, alla quale mi unisco nell’augurio e nella speranza che possa un giorno pienamente compiersi  –  e non solo “dentro di noi”, nella nostra immaginazione, ma anche “fuori”, nel mondo che soffre, – consapevole che se ciò avrà luogo, ogni artista del passato e del presente che l’ha in qualche modo sognata, cullata, dipinta, scaldata, ritratta, scolpita, avrà sicuramente contribuito alla realizzazione di questa stupenda melodia “qui ed ora”.

________________

NOTE:

1 L’ ATHANOR è la fornace a forma di torre dove l’alchimista “cuoceva” i metalli. Il significato è la rielaborazione di qualcosa che è già dato, costruito, per lasciar “spazio” al nuovo. L’ATHANOR a livelli più alti simboleggia anche il corpo e la psiche umana, come luogo in cui avviene la trasformazione.
2 All’interno dell’ATHANOR c’è un VASO ERMETICO a forma di uovo, che simboleggia l’uovo cosmico creatore del mondo. Nell’ATHANOR pensato come corpo umano il VASO ERMETICO rappresenta in un certo senso l’utero – quindi le nostre origini e le energie femminili; in un altro senso il plesso solare –  quindi il principio direttivo paterno e le energie maschili. –  Ad un altro livello perciò rappresenta il luogo dove è possibile compiere la sintesi degli opposti, quindi lo spazio interno, vuoto, nel quale le voci che ci abitano incontrano la luce – la consapevolezza.

 

 

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Cataloghi d’arte moderna e contemporanea con la Geoarte:
Catalogo dell’ArteModerna Italiana n°41, anno 2005, Editoriale Giorgio Mondadori;
Dizionario Enciclopedico Internazionale D’Arte Moderna e Contemporanea 2005/2006, Casa editrice Alba;
Catalogo degli Scultori Italiani, anno 2006, a cura di Paolo Levi, Editorile Giorgio Mondadori

Raccolta poesie

Questa collana di poesia contemporanea, che ospita importanti poeti italiani e stranieri, rappresenta, a giudizio di autorevoli critici letterari, di enti e di istituzioni culturali, un punto fermo nel panorama poetico italiano. Gli Autori che vi sono ospitati sono frutto di una attenta selezione editoriale operata sempre nell’ottica del confronto dialettico e della crescita.
All’alba di un nuovo millennio, mentre stendiamo il velo dell’abbandono su un secolo di caos politico e sociale, in cui la poesia ha sviluppato un percorso complesso e contraddittorio, ma sempre in linea col progresso, ci si aspetta, da ogni poeta, un forte impegno umano e civile, tale da lasciare una traccia significativa nella letteratura contemporanea.
Questa collezione, che costituisce uno splendido mosaico umanistico, rappresenta la tramatura ideale per raggiungere gli obiettivi di civiltà e di libertà proprio di ogni singolo componimento poetico. La poesia ha bisogno, nei suoi limiti etici ed estetici, di comunicare con gli altri, di parlare alla gente, per questo deve uscire dalle accademie, dalle aristocrazie letterarie, dalle velleità mondane, per recuperare quella identità forte che da sempre costituisce l’esempio più dignitoso e più alto di qualsiasi altra forma espressiva dell’arte.

Questo libro è stato impresso nell’anno 2002 presso la Soc. Coop. C.D.B ar.l. 97100 Ragusa

Testo di poesia
Le ali del Sogno
di Gennaro Di Giovannantonio

Poeti Italiani Contemporanei Libroitaliano

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Partecipazioni a Mostre;  Poetiche a Confronto; Ricerca Antropologica; Magie dei “TRAMONTI e dell’UNIVERSO Stellato”: dalla Terra!

Dal 1976 ad oggi, la Geoarte ha partecipato ad oltre 60 mostre in Italia.

Sono state eseguite una serie di ricerche Artistico-Culturali, tra le due poetiche a confronto, tra la “Land Art Americana” e la “Geoarte Europea”.

Ricerca sull’Auto progettazione e l’Auto costruzione della “Pagliara cane Seduto”, eseguita dai “Sapiens” circa 30.000 anni fa, e ancora oggi auto-costruita dai “carbonai” dei nostri territori Caudini seguendo la forma spirituale dell’ACQUA (in pianta), e seguendo la forma di un cane seduto sulle zampe posteriori (in elevato).

La Magia dei “TRAMONTI”: il sole che si specchia sull’acqua colorando il cielo con una tavolozza variabile di colori: dal rosso scarlatto all’arancio, dal roseo al giallastro, ai grigi tenui e sfumati, fin quando scompare dietro la Terra, per mostrare la bellezza notturna dell’Universo. Un gruppo scultoreo di gocce d’acqua di oltre 100 elementi.

Riviste, quotidiani e portali

Arte ed. Mondadori; Exibart.com; Il Mattino; LaNazione; Gazzettadi Caserta; Corriere Mercantile; ROMA; Il Secolo XIX; TV Toscana;Il Tempo; CORRIERE; Univerytv.it; ROMA; Il Convivio; Paese news; Magazine di Terra di lavoro

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