STORICIZZAZIONE DELLA GEOARTE

Rosario Pinto Critico e Storico dell‘Arte presso l’ Accademia di Napoli e Catanzaro Nel segno dell‘arte l’umiltà d’approccio alla natura. ROMA

Napoli, 2013

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Gennaro Di Giovannantonio si rivela artista che non accetta di rimanere compresso nei limiti dell’attuale “sistema dell’arte”, dal momento che egli immagina l’arte come misura olistica del reale. E del “sistema dell’arte”, rifugge anche i suoi “santuari” espositivi, costringendo il fruitore a scoprire le sue opere all’interno stesso della natura, da cui nascono e di cui si sostanziano.

Ci spiega Di Giovannantonio che, in tale prospettiva, non possiamo non prendere in considerazione la centralità che assume il territorio quando lo consideriamo non semplicemente come segmento spaziale ma nella sua dimensione ambientale.

È importante saper interrogare la natura, ci dice, curando che, al suo interno, il manufatto artistico non giunca come una “addizione” etero_normata rispetto all’ambiente.
Mentre, insomma, nella “Land Art” l’intervento creativo perimetra il rapporto unidirezionale artista-territorio, nella “Geo-Arte”, di cui si rende protagonista Di Giovannantonio, il rapporto tra creatore ed ambiente è il frutto di uno scambio.

I prodotti dell’azione creativa, i manufatti artistici cui il Nostro dà forma costituiscono un punto di equilibrio tra ciò che ci consegna la natura (un sasso, ad esempio, un tronco d’albero, un ramo, delle foglie ecc.) e l’azione che l’artista compie “su” e “con” queste cose come proprio intervento modificatore.

Il prodotto di tale intervento mal sopporta la valutazione di oggetto estetico così come noi lo concepiamo, secondo i parametri che, da Benjamin in poi, considerano la stessa esponibilità dell’oggetto come fattore di qualificazione creativa. Ecco perché non la legittimazione espositiva in una “galleria d’arte”, ma nell’ambiente stesso da cui provengono i componenti materiali dell’oggetto, è ciò che Di Giovannantonio intende privilegiare.

Le sue “sculture” (le chiameremo con questo termine, poiché non sapremmo individuarne altro al di fuori delle categorie comunemente conosciute) Di Giovannantonio le va a collocare nelle praterie dell’Alto Casertano, o alle pendici delle balze del Matese o nelle rotte dell’Appennino campano, ove fruitori privilegiati diventano quanti queste cose vanno a cercarsele o il raro passante che sappia interrogarsi su quelle forme o, ancora, gli animali del sottobosco che instaurano con quegli oggetti un rapporto di viva interrelazione. E’ una pratica artistica, questa, che, rifuggendo il rumore, fornisce, peraltro, una straordinaria lezione di umiltà.

Madre Terra –Installazione al salone dei Mosaici al Museo Campano di Capua- 2015